L’Antifragilità alla base del Successo Professionale


Certe cose si rafforzano quando sono soggette a scossoni: prosperano quando sono esposte a fattori di stress e alla volatilità.

E se ci pensiamo bene, come ha fatto notare lo scrittore Taleb, non esiste l’opposto della parola “Fragile”, in nessuna lingua al mondo.

L’opposto non è “robusto”, che non si rompe a fronte di sollecitazioni, ma non migliora di certo.

L’antifragile migliora se sottoposto all’incertezza e all’avventura.


Cosa è antifragile?

Prendiamo il mondo degli affari: Silicon Valley è antifragile e si rafforza grazie al fallimento rapido di molte startup, per consentire alle poche idee buone di venire a galla. Chiaramente, se nella Silicon Valley avessero paura del fallimento, non sarebbero l’ambiente più innovativo al mondo. Ricordate la celebre espressione di Steve Jobs “siate folli”?

La natura è antifragile: ogni scossone, mutamento dell’ambiente, la stimola a creare forme di vita più adatte al nuovo contesto. Anzi, la natura è così antifragile che investe proprio nell’incertezza, comprandosi molte “opzioni”: le mutazioni non sono altro che opzioni, non certo opzioni finanziarie, ma comunque opzioni: solo le mutazioni a valore sopravvivono e migliorano la specie. Se questo non vuol dire essere antifragili!

Ma anche ciascuno di noi può essere profondamente antifragile, se lo vuole. E tra l’altro in questo contesto in mutamento ci conviene molto, esserlo.

E in che modo un individuo può essere antifragile?

Prendiamo gli errori, per esempio: gli errori sono da amare perché non solo ci danno informazioni su noi stessi e su cosa migliorare, ma sono la nostra principale fonte di sviluppo. Pensate alle vostre vite e agli episodi che vi hanno fatto maggiormente crescere.


Non è tanto l’errore che conta, ma cosa ci fai dell’errore! Se sei antifragile, i tuoi errori finiscono per migliorarti!!



Ecco, possiamo essere antifragili se impariamo dalle cadute: tecnicamente si chiama “crescita posttraumatica”, che è l’opposto dello “stress posttraumatico”. Chissà perché tutti conoscono lo “stress post-traumatico”, ma a mio avviso è molto più importante il concetto “crescita post-traumatica”: anche qui, guardatevi indietro: ognuno di noi è cresciuto soprattutto grazie alle cadute, e quanto più alto era il dislivello, maggiore è stata la crescita…purché si sia sopravvissuti chiaramente.

Perché è importante l’antifragilità dal punto di vista professionale.


Perché il mondo è dominato da ciò che è estremo, sconosciuto e molto improbabile, mentre noi continuiamo a occuparci prevalentemente di aspetti secondari, a concentrarci su ciò che è conosciuto e ripetuto: spesso, sulle solite professioni.

Il futuro sarà sempre meno prevedibile e quindi abbiamo la necessità di prepararci a più evenienze, piuttosto che investire nell’essere pronti in attesa di previsioni che probabilmente non si avvereranno.

Oggi si parla molto di Unlearning, della capacità di un individuo di disimparare…anche questo è legato al concetto di antifragilità.


Certo, la capacità di lasciar andare…per poi costruirci sopra…a volte è questo il cambiamento profondo, e segue una dinamica in-out.

Chi si occupa di formazione oggi conosce l'importanza dei processi di unlearning.

Chi fa coaching spesso lavora per sradicare le convinzioni limitanti che ci portiamo dentro.

La vita regala a tutti episodi di cambiamento desiderato o necessario, ma cosa succederebbe se questi momenti li navigassimo sistematicamente per esplorare parti di noi che non conosciamo? E se abbandonassimo parti di noi per far spazio a nuove espressioni di essere?

Antifragilità vuol dire anche dare il benvenuto agli episodi che ci “smontano” letteralmente, che ci fanno ripensare alle nostre convinzioni più profonde, e una persona antifragile è quella che ne prende atto e ringrazia la “sbandata”, perché la resa più forte di prima, le ha dato finalmente il coraggio di lasciare un pezzo di sé non più funzionale al proprio benessere. L’unlearning che dicevamo!


Volendo fare una sintesi del perché l’antifragilità è importante oggi a lavoro, cosa possiamo dire?


Oggi è richiesto un tipo di intelligenza tipica di quella che si usa nei videogiochi: ovvero l’agilità che mi porta a fare molti tentativi ed ad avere un approccio flessibile; non prendo nessuna decisione che non possa cambiare in futuro. Parliamo dell’agilità di cambiare direzione in base agli eventi, che per l’individuo è più importante del fatto di essere coerente con una decisione presa priori e che poi deve difendere a tutti i costi. Oggi invece è richiesta l’abilità di cambiare “sterzata” in base a quello che succede. È chiaro che è una reazione più dinamica perché viviamo in un mondo più veloce, interconnesso, digitale.

Ecco, l’antifragilità è importante oggi a lavoro perché ci rende capaci di compiere queste sterzate, di mettere in atto questa intelligenza dinamica a lavoro, e ad ogni sterzata ci fa diventare più solidi come professionisti.